My world to save (KnB) – Capitolo X


“Che..?!”
“Cosa..?!” esclamano all’unisono Moriyama-san e Kasamatsu-san, una volta messi a conoscenza della (finta) conclusione della nostra relazione, risalente ad alcuni giorni fa.
“È così.” confermo, cercando di apparire sincero e, con maggiore facilità, anche un po’ arrabbiato.
“Perchè?!” domanda il primo, decisamente più scosso di quanto immaginassi e facendomi sospirare interiormente.
Come temevo, per loro più che per tutti la cosa ha dell’inaudito.
Ma, se devo essere convincente, io…
“Dopo quello che è successo, la cosa è diventata insostenibile. Non facevamo che discutere. Ed è stato evidente che non potevamo continuare.” in una situazione normale, se fossimo stati una coppia come tante altre, non ci sarebbe nulla di strano… No?
Quindi… Può essere una versione credibile… No?
Se solo fossimo…
“Sì ma…” insiste il mio interlocutore “… Tu…”
“Anch’io ho un limite.” ribatto “… E questa volta è stato troppo.” non ottengo risposta, se non il suo fissarmi sconvolto ma, a proseguire, è il suo vicino, che domanda:
“Dove stai, adesso?”
“Ho preso una camera d’albergo.” gli spiego, perdendo il tono arrabbiato.
“E da quanto stai lì?”
“Quasi una settimana.” da quando lui ha iniziato la sua copertura, insomma.
“Perchè non me l’hai detto prima?” perchè… ‘Non ci siamo visti prima di oggi’ sarebbe la risposta più logica ma di certo non sarebbe la verità “… Potevi stare da me.” lo so.
Era proprio questo, il problema…
“Grazie ma… No.” restano entrambi sorpresi ed io, approfittando di dover pulire il bancone per non sostenere il loro sguardo, specialmente uno in particolare che avverto ben fisso su di me, spiego:
“Venire a stare da te sarebbe stato… Come una soluzione di ripiego, nell’attesa di tornare insieme. Ma non c’è possibilità di ritorno.” o almeno così tutti devono credere “… Ora sto cercando un appartamento dove stare.” senza contare che, vicino a lui che mi conosce così bene, non sarei in grado di fingere a lungo.
Tantomeno mentire a lui una volta sospettoso del mio inganno.
“Insistere sarebbe inutile, non è vero?” annuisco appena.
Quindi, per favore, che non lo faccia. Che non renda tutto ancora più difficile.
“Ma sembrava che avesse chiesto di essere spostato da noi!” insiste Moriyama-san, chiedendo conferma al suo vicino:
“Oppure no?” che conferma:
“Così mi era giunta voce.” beh, rispondere a questo mi riesce più che naturale.
“Tks.” come se glielo stessero permettendo!
Eppure a loro basta e, a continuare, è ancora il più loquace:
“E tu stai bene?” no.
Per niente.
Non c’è giorno in cui non mi svegli nel cuore della notte, pensando al peggio, chiedendomi quanto durerà questa messinscena e cercando conforto su un cellulare che, anche volendo, non può ricevere chiamate da parte sua.
Ma non posso chiedere.
Non posso nemmeno esternare la mia angoscia.
E non riesco nemmeno a fingere.
Scrollo le spalle, bisbigliando:
“Passerà.” quando tutto sarà finito, il peso che ho dentro passerà.
Il buio che ci circonda passerà.
E resterà solo una cicatrice il cui ricordo, con il tempo, smetterà anche di fare male.
“Se hai bisogno…” esordisce Kasamatsu-san, venendo interrotto però dalla porta che si apre, permettendo così ad un insopportabile schiamazzo di entrare e di giungere fino a me, nella forma di Tanaka accompagnato dai suoi colleghi Imayoshi e Susa.
Con una certa liberazione, mi posso finalmente permettere di scoccare uno sguardo di fuoco a tutti e tre e, come il primo apre bocca per parlare, esordendo con qualcosa su ‘ora che sono’, lo stronco all’istante, sibilando:
“Se non siete qui per ordinare, la porta è quella.” e, per nulla intenzionato ad avere a che fare con loro, volto le spalle, rimettendo a posto alcuni bicchieri.
“Qualcuno ha svegliato il can che dorme.” mormora sottovoce Moriyama-san, mentre Tanaka, ignorando volutamente il mio rifiuto, ripiega sull’ordinare da bere per tutti e tre.
Cercando di essere professionale e combattendo contro la voglia di rendere imbevibili le loro bevande, preparo quanto richiesto, porgendo poi il tutto a Imayoshi, l’unico ancora al bancone e di poco lontano dai miei precedenti interlocutori, che approfitta di questo momento di riserbo per noi per mormorare:
“Sembri davvero convincente.” gli basta la mia occhiata per capire “… Ok… Adesso non stai fingendo.” no, con loro proprio no.
L’unico fatto positivo di questa situazione in cui ci hanno costretti.
“Mi dispiace per questa situazione.” riprende “… Ma…” tronco immediatamente qualsiasi fesseria possa aggiungere, sbattendo il vassoio davanti a lui ed interrompendolo:
“La sua ordinazione.” già pronto ad andarmene.
“Kise.” mi obbligo a fermarmi, guardandolo da sopra una spalla e lui, abbassando ancora il tono di voce, insiste:
“Per l’appartamento…”
“Non serve.” ribadisco, in aggiunta alle altre due volte che è venuto alla carica con quell’argomento, prima di tornare al mio lavoro, sotto lo sguardo dispiaciuto (sospetto fintamente) suo, quello preoccupato di Moriyama-san e quello attento di Kasamatsu-san.
Non intendo accettare il suo aiuto, visto che è la causa scatenante di tutto quello che sta accadendo adesso.
“Che cosa voleva?” domanda l’ultimo, a cui rispondo semplicemente:
“Qualsiasi cosa fosse, non mi interessa.”
“Ben fatto!” si complimenta invece il suo vicino “… Così si fa! Spero che tu gliene abbia cantate quattro anche a quell’idiota!”
“Non ce n’è stato bisogno.” e come avrei potuto? “… Quello che fa non mi riguarda più e quello che faccio io non riguarda più lui.” mi sforzo di mantenere un tono neutrale, distaccato e ancora velato di rabbia quando concludo:
“È stata l’unica cosa su cui siamo finalmente stati d’accordo.” fingere… Per cercare di proteggerci a vicenda.
“Sai cosa facciamo?” prova a consolarmi “… Il prossimo mese è il tuo compleanno! Organizziamo qualcosa, così ti distrai.”
“Grazie, ma non…”
“Non fare storie e vieni.” mi impone l’altro, zittendomi prima che possa rifiutare.
Poi si alza, riprendendo in direzione di Moriyama-san:
“Andiamo, dobbiamo tornare al lavoro.” poi si rivolge a me, terminando:
“Aspettami ad andare a casa. Ti accompagno io.”
“Grazie ma…” non serve.
“Non era una proposta.” mi interrompe, prima di esortare nuovamente il suo collega ed infine uscire.
Una volta senza di loro, non ho nemmeno il tempo di lasciarmi andare ad un sospiro di sconforto, anticipato dal ritorno di Tanaka che, come prima, prova a rifarsi avanti.
Scaricato (di nuovo) anche lui, è il mio collega che, guardandomi, domanda:
“Tu e Aomine-san vi siete lasciati?” tks.
Essendo fin troppo chiaro il suo scopo, non mi freno dal ribattere:
“Se pensi di poter riuscire…” a metterti tra di noi “… Non hai di che provarci.” ma subirà una cocente delusione.
Perchè, quando tornerà… Noi torneremo ad essere quelli di prima.
Quando tornerà… Torneremo ad essere felici.
Perchè… So che lo farà. Tornerà.
Spero… Incolume e… Presto.
Molto presto…
Abbastanza da poterlo definire… Presto…

 

Invece non pare essere così e, seppur abituato a venire disilluso, questa volta sembra proprio che mi manchino le forze di affrontare questo distacco forzato, sfinito soprattutto dal continuare a mentire e a nascondere la mia preoccupazione per l’assenza di notizie a lui collegate.
Sospiro tristemente, guardando prima il mio cellulare, con un messaggio di Kasamatsu-san e uno di Moriyama-san e poi il calendario.
Il 18 giugno.
È passato più di un mese da quando ci siamo separati ed io, per forza di cose, alla fine ho dovuto cedere e accettare l’appartamento messomi a disposizione da Imayoshi ed ora mi sento più stupido e sconfortato che mai.
Che cosa ho cercato di dimostrare?
E di cosa… Mi sono voluto illudere?
Quello che sta affrontando… Non è certo un qualcosa che si risolve in qualche giorno, poche settimane al massimo.
Come ho potuto davvero illudermi… Che non saremo stati lontano l’uno dall’altro così a lungo da poter continuare… A fingere?
Riguardo il mio cellulare, tentato di chiamare l’unico a conoscenza della verità per chiedergli notizie, o di mettermi in contatto con lui, ma ripetendomi per non so più quale volta che devo resistere.
Devo resistere.
Almeno per lui…
Se qualcosa fosse andato storto… Me lo avrebbero detto… No?
Lo avrei saputo… In qualche modo… No?
Quindi… Se non so niente… Significa solo… Che sta andando tutto bene… No?
Vengo distratto dal campanello che suona e per il quale sobbalzo, completamente colto di sorpresa.
Vado ad aprire, sorprendendomi ancora di più nel trovarmi davanti il postino, con un pacchetto per me.
Per… Me?
Indeciso se accettarlo o meno, controllo prima il mittente, sorprendendomi ancora di più nel rendermi conto che si tratta proprio di Imayoshi.
Imayoshi…
In questo periodo ha cercato in tutti i modi di occuparsi per me come poteva, nonostante le mie esplicite richieste di essere lasciato in pace.
Però… In qualche modo è stato gentile… Da parte sua… Farlo… Dopotutto, non era obbligato… No?
Mi arrendo a prendere il pacco e, una volta di nuovo all’interno, rimango a fissare l’oggetto, pensieroso, fino a quando mi arrendo ad ammettere che potrò ottenere le mie risposte solo aprendolo.
Così lo faccio, ritrovandoci dentro una scatolina insieme ad una busta, che apro.
Avverto il cuore mancare un battito quando riconosco la scrittura nel biglietto, che certamente non è quella di chi ha spedito il tutto.

 

Auguri.
Se ricevi questo regalo tramite Imayoshi, significa che ci sto mettendo più tempo di quanto avrei voluto. Ma non potevo mancare al tuo compleanno.
Quando leggerai questo biglietto, sicuramente ti avrò pensato almeno cinque volte. Se non di più…
Non temere, sicuramente sto bene. Se non hai avuto mie notizie, di certo è così.
E sicuramente non mancherà molto a tornare.
Ti amo.

 

Anche senza firma, non mi rimangono dubbi sul vero mittente, per il quale avverto immediatamente gli occhi lucidi.
Stupido…
Non era lui che diceva che poteva essere pericoloso?
Io non voglio… Che corra dei rischi… Per qualcosa di così stupido come… Come me.
Me che non riesce più a stare senza di lui.
Infine apro il pacchetto, scoprendo così un bracciale in acciaio misto a cuoio, che mi lascia senza parole, accompagnato da un altro bigliettino, molto semplice.

 

Buon compleanno.

 

Ci metto qualche attimo a realizzare il tutto e, come questo accade, non posso trattenermi dal prendere il gioiello, con le mani che tremano e la vista vagamente distorta, che tuttavia mi consente ugualmente di notare l’infinito inciso sulla placchetta.
Stupido.
Smetto completamente di trattenermi, stringendolo e portandolo al volto, sfogando finalmente nel mio pianto quello che non posso dire e tantomeno esternare:
“Mi manchi…” stupido.
Mi manchi da far male.
E vorrei che tornasse.
Prima… Che faccia ancora più male.
Ho bisogno di un lungo momento per riprendermi e, come questo accade, mi asciugo immediatamente il viso, sebbene poi non indugi un attimo a mettere il bracciale al polso.
Anche se dovessero notarlo… Non sono obbligato a dire la verità, no?
Dopotutto… Ho mentito fino ad ora. Che cosa può essere… Un’altra bugia?
Infine cerco di rimettermi insieme e di radunare le forze per poter affrontare il mio turno, al termine del quale torno verso il mio provvisorio appartamento, per potermi cambiare e mantenere fede all’imposizione di Kasamatsu-san e Moriyama-san circa il farmi trovare nei pressi del bar per andare a festeggiare, almeno con loro.
Sulla strada che mi separa da esso, tuttavia, vengo fermato da un tizio che, come se mi conoscesse, mi chiama:
“Kise Ryōta?” voltandomi, mi trovo davanti uno che sono sicuro di non conoscere ma che, forse, potrei aver visto oggi passare al bar “… Sei Kise, giusto?”
“E tu saresti..?” ribatto a mia volta, per nulla intenzionato a dargli troppa confidenza.
Già devo passare tutta sera a fingere che vada tutto bene… Almeno fino a quel momento… Chiedo solo di potermi permettere… Di pensare a quanto mi manca.
Senza dover far credere a tutti i costi… Che non ci leghi più niente…
“Ci siamo visti oggi al bar ma non ci hanno presentati. Sono il nuovo collega di Aomine. Visto che ho sentito parecchio parlare di te, volevo conoscerti.” a queste parole, per poco non mi viene un colpo.
Ma, memore delle sue raccomandazioni, mi sforzo di sembrare indifferente nel voltarmi nella direzione in cui stavo andando e ribattere:
“Non so di cosa stai parlando.” che poi… Un suo collega! Ma quando mai…
Poteva inventarsi qualcosa di più credibile…
Se voleva tentare di abbordarmi, ha proprio scelto il modo peggiore.
“Aspetta!” esclama, venendomi dietro ma, più intenzionato che mai a restar fedele alla mia finzione senza dover tuttavia ribadire la nostra (falsa) rottura, aumento a mia volta il passo per non farmi affiancare.
Tuttavia ci riesce ugualmente e, perdendo del tutto il suo tono affabile, mi ferma di prepotenza, tagliandomi la strada e borbottando:
“Dannazione a voi due, fate proprio sul serio, eh? Ma non ho tempo da perdere con i vostri giochetti, quindi, se vuoi venire con me…”
“Mi dispiace ma…”
“Insisto.” mi interrompe, facendomi leggero cenno verso il basso così che, seguendo con lo sguardo quella direzione, mi possa accorgere di quella che ha tutta l’aria di essere una pistola più o meno camuffata.
Mi sento paralizzare.
Cavolo…
Eppure, mi sforzo di concedermi ancora un tentativo:
“Credo che abbia sbagliato…” persona.
“Muoviti.” ordina invece, facendo un passo avanti e portandomi di conseguenza a fare un passo indietro, cercando con scarsi risultati di nascondere il mio spavento.
E ora… Che cosa dovrei fare?

 

Continua…

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