Capitolo XIV


**Rei**
Corro il più velocemente possibile verso l’albergo, sentendo il volto in fiamme a causa di quanto appena accaduto.
Quel… Quel…
È completamente impazzito?! Che diavolo gli è preso?!
B… B…
Ahaaaaa!!!
Raggiungo la mia meta, schizzando in bagno per aprire l’acqua fredda e ficcarci sotto la testa, nella speranza di calmarmi.
“Rei…” mi chiama Lai dall’altra stanza, bussando “… Stai bene?” NO!
Come posso star bene?!
Quello mi ha… Mi ha…
MALEDETTOOOO!!!
Che diavolo gli è passato per la testa?!
Capisco che fosse arrabbiato perchè dovrà vedersela con me, domani, al posto di Takao, rovinando così tutti i suoi progetti… Ma io, più che dirgli che mi dispiace, cosa dovevo fare?!
“Rei!” ci riprova il mio compagno di squadra “… Stai bene? Posso entrare?”
“NO!” certo che non sto bene e che non può entrare!
Se mi vedesse così, che cosa potrei dire?!
Che Kai mi ha… Mi ha… Per…
ARGH! ME LA PAGHERAI CARA!!
Domani ti umilierò! Ti farò passare la voglia di… Di b… A tradimento!
Per cosa poi? Per vendetta?
STUPIDO CHE NON SEI ALTRO!!!
Un pugno solo non era sufficiente! Avrei dovuto pestarti a morte!
Ah, ma domani mi rifarò, puoi starne certo! Distruggerò te ed il tuo Dranzerino da strapazzo e ti costringerò a chiedere perdono! Spiumerò quella tua Aquila! Otterrò giustizia!
“Rei…” ci riprova ancora chi sta dall’altra parte della porta, ora evidentemente preoccupato “… È successo qualcosa?” sì, qualcuno ha appena risvegliato un demone!
“Arrivo!” ribatto, invece, immaginando che continueranno ad insistere fin quando otterranno risposta.
Così cerco di ricompormi, uscendo dal bagno con un asciugamano in testa nella speranza che mi aiuti a nascondermi seppur parzialmente da loro.
“Stai bene?” mi chiede di nuovo Lai.
Annuisco, liquidando il tutto con un:
“Solo un attacco di mal di pancia.” che dovrebbe essere loro sufficiente per capire niente domande!.
“Beh… Se è così…” no che non è così! Ma non c’è modo per il quale possa rivelare loro qualcosa di così imbarazzante!
E, per chiudere completamente la questione, espongo loro la mia intenzione di andare a dormire, con la scusa che il giorno dopo ci attende la sfida decisiva. Per fortuna, mi assecondano e quindi mi corico a letto, auspicandomi che il sonno arrivi presto e che mi faccia accantonare almeno per qualche ora quanto accaduto.
Quel b… B…
Non ci riesco, continuando a girarmi e rigirarmi, rivivendo quella scena.
DANNAZIONE!!!
Balzo seduto, stringendo forsennatamente le coperte.
Ecco qual era il tuo scopo! Volevi impedirmi di dormire, eh, maledetto? Altro che vendetta, ho completamente frainteso le tue intenzioni!
Tks, va’ a quel paese tu e le tue tattiche scorrette!
Io ti batterò! Non importa ciò che farai!
Mi ributto sdraiato, rannicchiandomi sul fianco ed avvinghiandomi alle lenzuola.
“Non riesci a dormire?” mi chiede Lai, in un sussurro.
“No.” ammetto, visto che sarebbe alquanto sciocco da parte mia cercare di fingere il contrario.
“Nemmeno io ci riesco.” mormora Gao.
Bene, siamo proprio un bel trio, non c’è che dire!
“Uniti anche nell’insonnia. Se non è amicizia questa..!” provo a scherzare, per distrarmi dai miei pensieri.
La luce si accende, sebbene non così forte da ferirmi gli occhi e, voltandomi, mi accorgo che è stato Gao a premere l’interruttore della propria lampada ed a mettersi seduto.
“Ragazzi…” inizia, guardandoci in modo particolarmente serio “… Avrei una richiesta da farvi.”

 

“Non. Dite. Niente.” sibilo ai miei compagni di stanza, quando giunge il momento di alzarci.
Non. Una. Parola.
Ho fatto a botte col cuscino? Ho intrapreso una lotta personale con le lenzuola? Sì e non solo! Lo so, va bene?
“Non dire niente.” mi anticipa Lai, quando raggiungiamo Mao nella sala della colazione.
“Ma…” ci prova ugualmente lei, venendo zittita da lui:
“Non questa volta.” e, per non darle possibilità di riprovarci, non mi siedo nemmeno al tavolo, prendendo al volo una brioches dal buffet ed informandoli:
“Sono in camera a concentrarmi.” infatti, torno nella mia stanza e, dopo essermi spogliato della parte superiore, apro il getto più forte della doccia in modo che l’acqua sia il più fredda possibile. Poi mi siedo sotto di essa, assumendo la posa da meditazione ed immaginandomi sotto la mia cascata, lontano diecimila anni luce da quel maledetto.
Devo recuperare la serenità.
Devo dimenticare quanto accaduto ieri.
Devo concentrarmi.
Devo vincere.
Per me e per i miei amici.
Ma soprattutto per me.

 

**Kai**
“È una fortuna che il livido si sia assorbito a sufficienza da potersi coprire col trucco.” commenta Yuri, incrociando le braccia al petto, una volta rimasti soli in camera “… Cos’hai combinato ieri sera?”
“Niente che ti riguardi.” rispondo.
Solo ciò che andava fatto.
“Mi riguarda, invece.” ribatte “… Che ti piaccia o no, sei parte della squadra ed io ne sono il capitano. E se uno dei membri della mia squadra fa una rissa, voglio saperlo, prima che la cosa venga scoperta dalla federazione.”
“Se è questo il problema, allora puoi stare tranquillo.” non mi piego così in basso da fare a botte con qualcuno.
“Cos’hai fatto ieri sera?” ci riprova ugualmente.
Ho messo le cose in chiaro con una certa persona, quindi…
“Niente che riguardi te o la squadra.”
“Ho la tua parola?”
“Non hai bisogno della mia parola.” replico, alzandomi dal letto e, per fargli capire che il discorso è chiuso, esco dalla stanza, informandolo:
“Io mi avvio.” ho bisogno di scaldare Dranzer prima del match.
Non ho intenzione di farmi scappare l’occasione in cui Rei, volente o nolente, è costretto a darmi tutta la sua attenzione.
Non se vuole sperare di vincere.
Sarà obbligato a focalizzarsi soltanto su di me.
Ed io non gli dimostrerò alcuna pietà. Lo farò pentire di aver smesso di guardarmi.
Riavrò i suoi occhi anche come blader.
E, come li otterrò, non gli permetterò più di distoglierli da me.
Per nessun motivo potrà più distoglierli da me. Nè in un modo nè nell’altro.
Avrò tutto di lui.
Il suo sguardo, la sua ammirazione… Tutto!
Sarò io a vincere.
Assolutamente.

 

Continua…

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