Capitolo VI


E, per tutto il tempo, non posso fare a meno di cercare in qualche modo un contatto con Newt, nel tentativo di parlargli e, magari, spiegargli, anche se non saprei proprio cosa nè come, ma tutto ciò che riesco ad ottenere è di scambiare due fugaci parole con Minho che non servono praticamente a niente.
Il risultato è che raggiungiamo il castello senza che niente si sia risolto, senza che nemmeno sia riuscito ad incrociare il suo sguardo, e, se provo a consolarmi dicendomi che, forse, adesso avrò l’occasione che bramo, le cose non partono nel migliore dei modi, dato che, non appena scendo da cavallo di fronte al portone d’ingresso, vengo immediatamente accolto dalla mia fidanzata che, uscendo di corsa, incurante di tutte le persone presenti, mi getta le braccia al collo, stringendomi e lasciando trapelare tutta l’ansia che devo averle fatto provare in questi giorni:

“Thomas! Per fortuna sei tornato! Stai bene?”
“Sto bene.” la rassicuro, sapendo che il minimo che posso fare per galanteria è ricambiare il suo abbraccio “… Scusami se ti ho fatto preoccupare.”
“Che fine avevi fatto?” domanda, lasciandomi andare ma cercando lo stesso le mie mani con le sue “… Ho temuto che volessi annullare tutto.”
“No.” replico “… Affatto.” da questo fidanzamento dipendono troppe cose essenziali a questo regno ed io ho il dovere di pensare anche a questo.
“Che cosa è successo?” la guardo, non sapendo da che parte cominciare.
In mio soccorso giunge mio zio che, appoggiandoci una mano sulla spalla, risponde al posto mio:
“È una storia piuttosto curiosa, mia cara, ma Thomas è stanco per il lungo viaggio. Che ne dici di lasciare che riposi? Ne discuterete questa sera a cena, con tutta calma.” colgo al volo l’occasione:
“Te ne sarei grato.” non si oppone, lasciando le mie mani, così che mio zio possa sospingermi verso l’ingresso, sussurrandomi a bassa voce:
“Vai tranquillo. Penso io ai tuoi amici.” annuisco, facendo come ha detto, senza voltarmi verso di loro ben sapendo di non essere in grado di sostenere il loro sguardo, uno dei due in particolare.
Nella mia stanza, mi viene immediatamente preparato un bagno caldo e, come comincio a togliermi i vestiti che ho indosso, il mio parente non indugia ad ordinare:
“Fate sparire questi stracci e portare al principe qualcosa di più appropriato.”
“Aspetta!” fermo la serva già pronta ad obbedire “… Prima devo..!” prendere una cosa.
Una cosa di vitale importanza.
Recupero in fretta la tunica, rovistando nella tasca interna fino a trovare quello che cerco e, in risposta allo sguardo incuriosito del mio attuale tutore, non posso che mostrargli di che si tratta, facendolo ridere.
“Un dado? Non fai granchè con un dado di quel valore! Se vuoi dei dadi, lascia che ci pensi io a…”
“Questo va più che bene.” affermo, interrompendolo e stringendo nel pugno l’oggetto in questione.
Tituba un momento ma poi acconsente ed io, una volta solo, posso terminare di spogliarmi, per poi immergermi nella vasca, lasciandomi andare ad un lungo sospiro di sollievo.
Finalmente un bagno caldo…
Mi è mancato più di quanto credessi.
E, finalmente nelle condizioni di potermi rilassare e mettere insieme un po’ di idee, fisso lo sguardo sul cubo, rivivendo tutto il suo significato e cercando un discorso con il quale affrontare la questione.
Già… Ma cosa potrei dire?
Newt, i miei sentimenti per te sono sinceri e quello che è successo nel bosco è stato il momento più bello della mia vita. Ma vedi, sono un principe, tra poco mi devo sposare. Tutto quello che ci poteva essere tra di noi…
Cosa?
È destinato a fallire? Non doveva nemmeno nascere?
L’unica cosa che so… L’unica cosa che vorrei dirgli è che…
Non posso rinunciare a te.
Già. E poi? E poi come?
Eppure, più ci penso e meno trovo una risposta a questo interrogativo, al punto che, arrendendomi completamente, balzo fuori dalla vasca, asciugandomi in fretta per rivestirmi e poter andare così in cerca di chi di dovere, più deciso che mai a metterlo a conoscenza dei miei pensieri.
Io… Non voglio che finisca con quel bacio nel bosco.
Voglio che quello sia solo l’inizio.
L’inizio di qualcosa di dolce. Di intenso. Di duraturo.
Che mi faccia sentire… Completato.
Sorprendentemente, riesco nella mia ricerca quasi per caso fortuito, dal momento che, voltando l’angolo di un corridoio, vedo chi di dovere dalla parte opposta a me.
Sono già pronto a lanciarmi nella mia dichiarazione ma le parole mi muoiono in gola ancor prima che una sola di esse possa raggiungere la mia bocca a causa dello sguardo con cui, per un secondo, mi guarda, carico di risentimento e rifiuto, prima che abbassi la testa e, senza nemmeno darmi una possibilità, voltarsi dalla parte opposta e andarsene.
Ammetto di rimanerci male e la mia delusione si muta in fretta in rabbia.
Ma se il mio istinto mi porta a seguirlo per chiarire bene la faccenda, gli altri membri della corte non sono dello stesso parere, convocandomi immediatamente ad una riunione d’emergenza, a cui poi si sussegue la cena e, dal mattino dopo, tutti i miei doveri giornalieri, per i quali, volente o nolente, non mi viene data la possibilità di un dialogo con lui per giorni interi.
E la mia frustrazione mista a rabbia non può che aumentare, anche a causa del fatto che lo stesso discorso non vale affatto per Minho, con il quale, fortunatamente, riesco a mantenere un rapporto e con il quale mi ritrovo, ad ogni occasione, a sfogare il mio disappunto.
Insomma, sono passate due settimane! Per quanto ancora intende evitarmi?
Già le occasioni che ho di andare da lui sono poche, dato che, più della metà delle volte in cui ho la possibilità di avvicinarmi, devo sempre rimandare per qualche impegno urgente inerente il mio regno, però..!
“Nemmeno lui fa uno sforzo!” insomma, gli costa tanto, per una volta, cercarmi? Aspettarmi? Non cambiare direzione quando mi vede?
“Senti, ti ho già detto che questo argomento non mi piace.” mi ricorda per almeno la terza volta, con un sospiro che tradisce la sua difficoltà “… Non mi coinvolgere! Vai da lui e parlaci.”
“Parlarci? Lo farei, se ogni volta non se ne andasse!”
“Beh, la metà delle volte nemmeno tu ti avvicini.” lo fulmino con uno sguardo, ricordandogli:
“Credi che non ci abbia provato?” ogni volta vengo sempre richiamato per qualcosa di urgente!
“Io credo semplicemente che se non ti calmi finirai col dire qualcosa di cui potresti pentirti.”
“Non vedo proprio cosa.” sibilo, prima di sbuffare e, nonostante la mia frustrazione ormai incontenibile, provare a fare come ha detto.
Infine, chiedo, ancora una volta:
“Insomma, che cosa devo fare?”
“Te l’ho già detto.” sospira a sua volta “… Prima di tutto: non coinvolgermi. Seconda cosa: fai un respiro profondo e calmati.”
“Sono calmo.”
“Non si direbbe.”
“Ho detto che sono calmo!” quindi che mi dica, per una buona volta, qual è il suo consiglio, lui che lo conosce tanto meglio di me!
“E io ho detto che non si direbbe.” di nuovo, lo guardo male per qualche attimo, lasciando veramente esplodere quello che ho dentro:
“Insomma, cosa vuole che faccia? Cosa devo fare? Annullare il matrimonio?” rischiando magari di scatenare una guerra? “… Che lo ritardi? Di quanto? Avrebbe senso?” poi si convincerebbe a darmi una possibilità?
Possibilità che probabilmente non avrei cercato, se non fosse stato lui il primo a baciarmi in quel bosco!
E se non fosse stato lui a darmi un dado privo di alcun valore ma con un fondamentale significato!
“Thomas, forse dovresti…”
“Non dirmi di calmarmi.” lo avverto, visto che non sembra intenzionato a darmi altri suggerimenti su come risolvere una situazione che, ormai, sembra essere davvero irrisolvibile.
“Thomas.”
“In caso non l’avesse capito, non potrei mai sposare un reietto vagabondo, per nessuna ragione al mondo!” non c’è modo in cui me lo permettino, nemmeno se sono il solo ed unico erede al trono!
Nemmeno se minacciassi di rinunciare a governare!
Quindi, cosa vuole che faccia, maledizione?
Apro la bocca, ben pronto a concludere il mio sfogo, che viene però interrotto da una voce alle mie spalle che, con lo stesso tono frustrato e irato che sono consapevole di star usando, sibila:
“Lo so benissimo anche da solo.” mi volto in quella direzione, avendo riconosciuto di chi si tratta ed infatti senza stupirmi di incrociare lo sguardo di fuoco di Newt, che sostengo identico mentre conclude:
“Non c’è bisogno che lo urli ai quattro venti.” mantiene gli occhi nei miei, senza celarmi la sua rabbia che, in caso non l’avesse capito, condivido pienamente e non intendo proprio nasconderglielo “… E comunque nessuno te l’ha chiesto.”
“No di certo.” possibile che davvero non gli importi niente?
Dannazione!
Se mi avesse dato una possibilità di confronto, crede che saremmo arrivati a questo punto?
Infine è lui a cedere per primo e, abbassando lo sguardo, indugia un momento, dandomi la sensazione di voler aggiungere qualcosa, cosa che poi non fa, andandosene e lasciandomi con Minho che, quando il biondo è ormai fuori dalla nostra vista e di certo a debita distanza, si lascia andare ad un lungo sospiro di sconforto, lamentandosi:
“Perfetto. Eccomi coinvolto. Bella prestazione, amico.”
“Bene.” borbotto dal canto mio, ignorandolo “… Ci mancava solo questa.” lancio un’occhiata all’unico rimasto, rendendomi conto che non sembra per nulla intenzionato a seguirlo, dettaglio che mi conferma, anche se non necessario, il peso che le mie parole hanno avuto.
Mi ritrovo a sospirare, avvertendo la rabbia lasciarmi per cedere del tutto il posto alla frustrazione, un’amara frustrazione, alimentata dalla consapevolezza che, seguendolo di persona, non risolverei assolutamente niente.
“Io non intendevo che lui…” provo a giustificarmi, in preda allo sconforto.
“Lo sa.” mi interrompe, attirando sia la mia attenzione che il mio sguardo “… Lo sa. Come sa che non puoi farci niente. Che nessuno dei due può farci niente. Non è arrabbiato con te. È semplicemente arrabbiato per il fatto che sei il principe e quindi non c’è futuro, per voi. E sa che non gli rimarrà nemmeno un’illusione. Sa che non puoi annullare il tuo matrimonio, nemmeno vuole che tu lo faccia, ti metterebbe in difficoltà.”
“Lo sa davvero?” annuisce, confessando:
“Ma non riesce a lasciarti andare.”
“Mi stava evitando..? Per questo?” perchè, parlandoci, sarebbe stato inevitabile ammettere una sempre più probabile fine?
“Gli avrebbe fatto troppo male. E temeva di fare indirettamente del male a te.” a queste rivelazioni, mi sento ancora peggio.
“Si è pentito di quello che è successo?” di noi? Del bacio?
Del dado?
“Lui dice di sì ma… Io non credo. Semplicemente sta male. E sta cercando di lasciarti andare con tutte le sue forze.”
“Ci riuscirà?” secondo lui?
Scuote la testa ed io mi sento in parte sollevato ed in parte completamente a terra, avendo ormai la certezza che tutto quello che sto provando io e che continuerò a provare sarà lo stesso anche per lui.
Ed io non ho modo di evitarlo.
“Thomas… Non dovrei dirti tutte queste cose, se lo sapesse si infurierebbe con me. Però… Ci tengo che tu sappia che tu, per lui, sei importante. Sei *davvero* importante.”
“Lo so.” questo lo so.
E, per confermargli la mia affermazione, confesso:
“Mi ha dato uno dei dadi.”
“Uno dei dadi?” ripete confuso, per poi azzardare:
“Uno di quelli con cui ti sei dichiarato davanti a tutti?”
“Io non mi sono dichiarato!” esclamo, punto nel vivo.
Insomma..! Non ancora, almeno! E soprattutto..! Non davanti a tutti!
“No? A tutti è sembrato che lo stessi facendo. Persino a lui, alla fine.” davvero? “… Da come ne abbiamo parlato, sembrava che tu ti fossi dichiarato e che non ne volessi proprio sapere di un suo rifiuto. Non è andata così?” sono pronto ad affermare di no ma, rivivendo quel momento e soprattutto le intenzioni celate nei miei gesti e nelle mie parole, mi arrendo a riconoscere che sarebbe negare l’evidenza:
“No… È andata esattamente così… Ma è per questo che…” lo guardo, affermando:
“Non posso rinunciare a lui.”
“Questo non dirglielo.” non..?
Ma le sue parole di prima sono un’ottima risposta a tutte le mie domande, a parte una:
“Devo… Lasciarlo andare?”
“Solo se pensi che non esista proprio nessuna possibilità.” infine mi supera ed io non ho dubbi sulle sue intenzioni, tanto che lo seguo con lo sguardo, bisbigliando:
“Digli solo che io…”
“Lo sa.” mi ricorda, interrompendomi e facendomi aggiungere:
“Allora ricordaglielo.” annuisce, per poi andarsene definitivamente, lasciandomi da solo con i miei pensieri, i miei sensi di colpa e la mia frustrazione, in cui si annida, forse, una piccola speranza.
Ho ancora dieci giorni che mi separano dal mio matrimonio.
Non voglio arrendermi prima di allora.

 
Continua…

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