Pocky Day – Versione 1


** Murasakibara **
Sento la sveglia suonare e, dopo averla spenta con un colpo secco che la fa cadere dal comodino, mi metto seduto, senza riuscire a mettere a fuoco il muro di fronte a me.
Maledizione…
Cerco di mantenere gli occhi aperti, sentendo invece il sonno provare a predominare, cosa che gli avrei concesso molto volentieri se solo fosse giunto qualche ora prima. Ed invece…
Cerco con lo sguardo il calendario e, nonostante i numeri ancora sfocati, non ho problemi ad individuare il giorno in questione.Oggi, ce la devo fare. O giuro che Muro-chin la pagherà molto cara per avermi impedito di dormire.
Scendo dal letto, inciampando nelle coperte e finendo rovinosamente a terra.
Sì, Muro-chin me la pagherà molto cara.
Mi rialzo e, dopo aver preso a calci le lenzuola, vado a farmi una doccia che, invece di rilassarmi, ha solo il potere di svegliarmi completamente e quindi, di conseguenza, farmi tornare in quello stato di agitazione che mi ha pervarso tutta notte.
Ma, se non lo faccio oggi, quando senza scoprirmi troppo?
Cerco di farmi forza e, come mi convinco di esserci riuscito, torno nella mia stanza per indossare la divisa e prendere una borsina piena di ciò che mi serve: confezioni di Pocky. Una per ogni gusto che sono riuscito a trovare. Se questa è veramente la mia occasione, non voglio certo sprecarla perchè non ho il gusto giusto!
Sbadigliando, vado in mensa dove, a giudicare dalla quantità di snack che stanno girando, non sono l’unico ad aver pensato a questo giorno, il che, forse, è meglio così.
Almeno mi sentirò meno stupido quando glielo chiederò!
Cerco con lo sguardo l’oggetto dei miei pensieri ma, non trovandolo, mi sbrigo a fare colazione, così da andarlo a cercare direttamente in classe. Non ho bisogno di giungere a destinazione, dal momento che lo vedo fermo fra una rampa di scale e l’altra, impegnato in una conversazione con una ragazza e, per attirare la sua attenzione, chiamo:
“Muro-chin?” subito si volta e, sorridendo, commenta:
“Sei mattiniero, Atsushi.” annuisco.
“Anche tu.” più del solito. Il che forse è un bene, dal momento che, tranne noi tre, sembra non esserci ancora anima viva in giro.
Lo raggiungo e, prima che possa digli che c’è una cosa di cui vorrei parlargli in privato, il mio sguardo si posa inesorabilmente sul ciò che la ragazza tiene fra le mani.
“Pocky?” scherza?
“Sì.” conferma invece Muro-chin, continuando a sorridere “.. Minamino mi stava spiegando che giorno è oggi.” eeeh?
“Perchè?” non lo sa?
“In America non c’è nulla di simile.” risponde, come se fosse ovvio “.. Ed ho vissuto là per talmente tanto tempo che non ho memoria di questa ricorrenza.” poi torna a rivolgersi a lei, proseguendo:
“Dicevi?” già…
“Dicevi?” gli faccio eco, fulminandola, immaginando perfettamente il suo discorso. Infatti si irrigidisce ma, nonostante la mia presenza, che sottolineo maggiormente spostandomi al fianco di Muro-chin, non demorde e, senza riuscire totalmente a mascherare il proprio imbarazzo, continua:
“Che oggi è il Pocky Day e… Si ha l’usanza di condividere una confezione di Pocky coi propri amici e compagni.”
“Sembra una bella usanza.” commenta il suo interlocutore.
Lei annuisce e, arrossendo appena, mormora:
“Quindi pensavo che, essendo capoclasse insieme, questa settimana… Avremmo potuto… Provare il Pocky Game.” ah-ah! Lo sapevo!
“Il..?”
“Puoi scordartelo!” esclamo, mettendo immediatamente una mano sulla bocca a Muro-chin!
Lei!
Con Muro-chin!
Giammai!
E, per farglielo chiaramente capire, inizio a trascinare il diretto interessato giù per le scale, lontano dalla sua compagna, ignorando completamente i suoi tentativi di ribellarsi e ponendo così fine alla loro discussione.
Tks!
Lei!
Il Pocky Game!
Con lui!
Doppio tks!
Altro che capoclasse, lei punta a ben altro!
“Atsushi!” esclama Muro-chin, come riesce a liberare la bocca dalla mia mano “.. Rallenta!” e dare magari a quella l’opportunità di raggiungerci?
“Non ci penso nemmeno!”
“Non riesco a camminare in questo modo!” mi fa notare, tentando ancora di divincolarsi.
Gli lancio una veloce occhiata e, accorgendomi che in effetti non è ancora caduto solo perchè è appoggiato a me, rallento il passo, lasciandolo andare solo una volta giunti in prossimità degli spogliatoi del club di basket.
“Si può sapere che ti è preso?” mi domanda, sistemandosi la divisa leggermente in disordine.
Mi pare ovvio!
“Non devi giocare al Pocky Game con lei!” esclamo.
Nè con qualcun altro!
“Perchè?” chiede ingenuamente.
Perchè… Come fare a spiegarglielo?
“Perchè di no!” mi guarda con sufficienza, chiaramente senza capire le mie motivazioni e quindi aggiungo:
“Non sai nemmeno di che gioco si tratta!”
“Beh, qualcuno mi ha portato via prima che potessi chiedere spiegazioni…” lo so!
“Ma quello non è un tipo di gioco che puoi fare con chiunque!” non lui!
“Infatti lei parlava di compagni.” mi fa notare.
“Sì, ma ci sono compagni e compagni!” piega il capo di lato, assumendo un’espressione interrogativa.
“È come nel basket!” affermo, certo che in questo modo comprenderà al volo “.. Ci sono compagni coi quali puoi giocare e compagni coi quali non puoi.” e lei è assolutamente fra quelli con cui non può! Assolutamente!
Si mette leggermente a ridere, commentando:
“Ma sai che ho poche pretese, quando si tratta di basket.” sì, è vero, a lui basta che l’altro sia in grado di palleggiare e di passare una palla, però…
“Ci sono compagni coi quali ti diverti di più, no?”
“È vero.” ammette, tornando a sorridere “.. Se si tratta di basket, quello con cui mi diverto di più sei tu.” ecco!
“Con lei ti annoieresti a morte, invece, fidati!”
“Dovrei prima provare.” cos..?
“Ti ho appena detto che con lei ti annoieresti!” esclamo, facendolo nuovamente ridere.
Cosa, vuol provare?
“Non ha molto peso, detto da uno che si annoia a giocare con me.” sì… Ma…
“Questo è diverso!”
“Ma se hai appena detto che è uguale.”
“Perchè non sai di cosa si tratta!”
“E tu non sei per niente bravo a spiegare.”
“Perchè tu non sai di cosa si tratta!!” ripeto per l’ennesima volta, alzando la voce.
Insomma!! Pensa che sia facile? Uno passa una notte da inferno per trovare il coraggio di chiedergli di giocare al Pocky Game, temendo di essere liquidato per la banalità della cosa e prima deve addirittura spiegargli che cos’è? E soprattutto cosa questo potrebbe comportare? Dev’essere impazzito!
Infatti si zittisce e, dopo qualche istante che trascorriamo a guardarci, sospira, arrendendosi ad ammettere:
“È vero, non so di che cosa si tratta.” appunto! “.. Tuttavia..” mi supera e, avviandosi verso le classi, continua:
“Minamino non è una persona cattiva.” cattiva forse no, ma furba sicuramente sì! “.. Quindi dubito proprio che si tratti di qualcosa di pericoloso.” cos..?!
“Lo è molto più di quanto tu possa immaginare!” ribatto, andandogli dietro.
“Sì, certo…” risponde, come se niente fosse.
“Ma è così!” perchè non mi crede? “.. Muro-chin!”
“Cosa?”
“Tu non sai cosa può accedere!” io sì! E non posso permetterlo! “.. Dovresti allenarti, prima! E poi farlo con qualcuno con cui hai sintonia!” non la prima che si fa avanti!
“Come con te?” mi provoca, sbirciando dietro di sè, così da potermi permettere di vedere il suo sorriso.
“Non è uno scherzo, Muro-chin!” esclamo, sentendomi avvampare cosa di cui, per fortuna, pare non accorgersene, dal momento che riporta la sua attenzione sul corridoio, rimettendosi a ridere.
“Ti preoccupi troppo, Atsushi!” certo! Sta andando a farsi baciare da un’altra! “.. Cosa può accadere in un gioco che ha a che fare con gli snack?” tutto!
Lo raggiungo e, dopo aver fatto passare un braccio intorno alle sue spalle, porto una mano sulla sua guancia, così da farlo voltare verso di me e, facendogli piegare il capo all’indietro, chinarmi quel tanto che serve per premere le mie labbra sulle sue.
Stupido Muro-chin!!
Resto in quella posizione per un paio di secondi e poi mi allontano, esclamando, sentendo il volto in fiamme:
“È questo che può capitare, stupido!” ha capito, ora?
“Eh?”
“Se giochi, succederà questo!” lei lo bacerà! Ed io non voglio!
Credo volesse replicare ma uno SBAM da in fondo al corridoio lo anticipa e, portando entrambi gli occhi sulla fonte di quel rumore, scorgiamo Masako-chin che, ancora con la spada di bambù contro la parete, ci domanda con un sorrisino molto tirato in volto:
“Cosa ci fate voi due, qui?” ah… Acc…
“Himuro…” prosegue, senza cambiare espressione “.. Credevo che almeno tu avessi un po’ più di giudizio. Le lezioni stanno per cominciare.”
“Infatti stavamo andando.” risponde il diretto interessato, riavviandosi.
“Murasakibara?” sospiro, borbottando:
“Vado, vado…” ci mancava solo questa..!
Decisamente di cattivo umore, riprendo il cammino, seguito dalla nostra allenatrice che non mi perde di vista, se non dopo avermi lasciato praticamente fuori dalla classe.
“E cerca di seguire le lezioni!” mi avvisa.
Mpf! Come se fosse possibile!
Mi siedo al mio banco, prendendomela con una merendina, intanto che il pensiero Muro-chin e Pocky Game continua ad ossessionarmi, tanto che anche agli allenamenti non riesco affatto a concentrarmi, subendo di conseguenza le ire di Masako-chin.
Tks!
Che seccatura!
** Himuro **
Mi asciugo il volto con un asciugamano e, sentendo qualcuno sedersi accanto a me, porto gli occhi su di lui, giusto in tempo per vederlo chiedermi:
“Se l’è bevuta?” sorrido, confermando:
“Se l’è bevuta.” si rialza e, dopo qualche minuto, torna insieme alla posta in palio della nostra scommessa – una confezione di Pocky – che lancia sulle mie gambe, dirigendosi poi da Atsushi.
** Murasakibara **
Osservo la palla picchiare per l’ennesima volta contro il cerchio di metallo e mancare la rete ma, prima che possa sbuffare, mi arriva un pugno in testa, seguito dalla voce di Liu-chin che afferma:
“Sei uno stupido!” che?
Lo guardo, replicando:
“Si può sapere che diavolo vuoi?” anche lui ha sbagliato, prima! L’ho visto chiaramente!
E, forse, trattandosi di me, gli sfugge il fatto che è già tanto che mi stia allenando!
“Sei uno stupido!” ripete, come se fosse ovvio, senza mascherare il proprio disappunto.
“Ma come ti permetti?!” io non sono stupido! Affatto!
Invece lui pare pensarla diversamente, visto che rincara nuovamente la dose:
“Mi domando come tu possa esserlo così tanto!” faccio per ribattere, ma vengo anticipato da Muro-chin che, raggiungendoci, ci chiede:
“State litigando?”
“È lui che ha iniziato!” dichiaro, additando il diretto interessato.
“Ma questo non sarebbe successo, se tu usassi un po’ più la zucca.” faccio per replicare ma questa volta interviene Masako-chin, informandosi se pensiamo di vincere la Winter Cup continuando a battere la fiacca in questo modo.
Così siamo costretti a riprendere con l’allenamento ed io, in particolare, a fermarmi dopo la fine per una serie di tiri supplementari, visto il mio rendimento di questo pomeriggio e come punizione per questa mattina.
Come se questo risolvesse la questione…
Una volta risolta pure quest’incombenza, vado a cambiarmi, trovando ancora Muro-chin all’interno dello spogliatoio, seduto su una panchina.
“Credevo fossi già andato.” commento, avvicinandomi al mio armadietto.
Sorride e, porgendomi una confezione di Pocky al mio gusto preferito, ribatte:
“Pensavo che, dopo la punizione di Araki sensei, saresti stato di cattivo umore.” la prendo, evitando di replicare che il mio cattivo umore, al momento, è dovuto ad altro.
“Hai giocato al Pocky Game con quella?” domando, assottigliando gli occhi, senza riuscire a frenarmi.
“No.” risponde, mantenendo il sorriso e distendendo le gambe “.. Lei non si è più fatta avanti ed io non ho voluto indagare ulteriormente.”
“Indagare?” annuisce, spiegandomi:
“Non mi sono chiare ancora alcune cose.”
“Del tipo?” chiedo, aprendo la confezione ed offrendogliene uno.
“Del tipo..” lo prende e, studiandolo, prosegue:
“Cosa c’entra questo con un bacio.” dopo di che ne morde un’estremità, facendomi commentare:
“Non è ovvio?” mi guarda in modo interrogativo ed io, dopo aver preso un dolce a mia volta, comincio a sgranocchiarlo “.. Uno da una parte ed uno dall’altra.” e basta non fermarsi in tempo.
Cosa che la sua capoclasse avrebbe sicuramente fatto!
Porta i suoi occhi su ciò che ha in mano, senza mutare espressione, facendomi sospirare.
“Si mangia contemporaneamente.” aggiungo, sperando che questo sia sufficiente.
“Oh!” eh!
Inizio a cambiarmi, lasciando i Pocky accanto a lui per far sì che possa prenderli in caso voglia, cercando di trovare il modo migliore per chiedergli di fare quel gioco con me, ora che sa cos’è e cosa questo potrebbe comportare.
Questa mattina volevo puntare sul fatto di essere l’unica coppia di assi della nazione ma ora… Funzionerà? Dopo che gli ho detto che c’è il rischio di baciarsi, sembra che voglia farlo proprio per quello!
Il che è vero… Ma a lui non posso certo dirglielo!!
Maledizione… Che faccio?
Gli lancio una sbirciatina e, accorgendomi che sta ancora studiando un Pocky, domando:
“Cosa c’è?” trasale e, appoggiandosi con la schiena contro la parete, mormora:
“Niente, pensavo.”
“A..?” quanto è stupida questa ricorrenza?
“A quanto mi sembra improbabile potersi baciare per una cosa simile. Il Pocky è abbastanza lungo da fermarsi in tempo.”
“Guarda che il gioco consiste nel mangiarne il più possibile.”
“Basta solo fare un po’ d’attenzione.” tks!
Attenzione! Parla bene, lui!
“Non è così semplice.” borbotto.
Specie se si vuole baciare l’altra persona.
“Davvero?” annuisco e, tornando con gli occhi sul mio armadietto, mi faccio coraggio, proponendogli:
“Vuoi provare?” rimane in silenzio per qualche istante, prima di commentare:
“Non saprei con chi.”
“Con me!” esclamo, sentendo il volto in fiamme “.. Mi pare ovvio!” con chi altro potrebbe voler provare?
Percepisco chiaramente la sua sorpresa nel replicare:
“E se ci baciamo?” beh, se ci baciamo…
“Vorrà dire che avevo ragione!” e lui torto!
E quindi, magari, la prossima volta prenderà questo gioco sul serio!
“Sicuro che non ti darà fastidio?”
“Certo!” pensa che, altrimenti, l’avrei baciato questa mattina?
Tuttavia, devo attendere ancora diversi attimi, prima di sentirlo sussurrare:
“D’accordo.” cosa? “.. Se per te va bene…” lo guardo, accorgendomi così che lui è totalmente ignaro dell’effetto che ciò potrebbe avere su di me.
Maledizione…
Cerco nell’armadietto un elastico col quale legarmi i capelli, senza stupirmi particolarmente nel non trovarlo e, non volendo farlo attendere troppo, non prima che pensi che stia cambiando idea, lo raggiungo, sedendomi al suo fianco. Non ho il coraggio di guardarlo negli occhi nel chiedergli:
“Che gusto?”
“Questo va bene.” risponde con una scrollata di spalle, riferendosi alla confezione già aperta “.. Che parte vuoi?”
“Quella che non vuoi tu.” tanto non è sicuramente il Pocky che mi interessa, in questo momento.
Sceglie la parte senza cioccolato e, dopo essersela messa in bocca, si volta nella mia direzione, in attesa che anch’io faccia la mia parte. Deglutisco a vuoto e, non riuscendo a reggere il suo sguardo, chiudo gli occhi per poi mordere il dolce all’estremità opposta, iniziando a mangiarlo moooolto lentamente, temendo di esagerare e di essere poi rimprovverato per averne preso più del dovuto.
Devo riuscire a scegliere il momento adatto.
Devo riuscire a scegliere il momento adatto.
Devo riuscire a…
Sbircio appena a che punto è lui ma, prima che possa connettere che ha le palpebre abbassate, avverto qualcosa di morbido premere contro le mie labbra. Capisco immediatamente di cosa si tratta ed infatti spalanco gli occhi mentre a lui, invece, serve qualche attimo per comprendere ed allontanarsi, portandosi il dorso della mano davanti alla bocca.
“Avevi…” mormora dopo qualche secondo, leggermente rosso in viso, completamente ignaro di avermi causato un attacco tachicardico “.. Ragione tu…” i-io… G-gliel’avevo d-detto.
“Scusa.” aggiunge, evitando di far incrociare i nostri sguardi.
“B-basta che tu a-abbia imparato la lezione.” annuisce ma non ribatte, con la conseguanza che cala il completo silenzio, se solo non fosse per le lancette dell’orologio che si muovono.
Ed ora? Cosa faccio? Gli chiedo di rifarlo o semplicemente lo ribacio?
“Credo…” riprende dopo un po’, ponendo fine ai miei dilemmi “.. Che ci convenga andare, se vuoi passare da un konbini prima che scatta il coprifuoco.” a dire il vero… Preferirei fare altro…
Non mi lascia l’opportunità di dirglielo, dal momento che si alza e si allontana e quindi non mi resta altro da fare che prendere un Pocky e sfogarmi con quello.
Io volevo baciarlo di nuovo.
Ne prendo un altro ed un altro ancora, senza riuscire a togliermi dalla mente la sensazione delle sue labbra sulle mie.
Le rivoglio.
Si volta e, accorgendosi che sono sempre al mio posto, mi chiede, senza alcuna traccia di imbarazzo:
“Allora? Non vuoi andare?”
“Sì…” biascico, deluso che per lui sia già tutto finito.
Sospiro interiormente.
Ma che cosa pretendo? Lui è vissuto in America, dove chissà quanti baci avrà ricevuto da quella tizia che gli ha fatto da allenatrice. Quindi… Probabilmente… Anche questo non è sarà stato niente di che, per lui.
Dannazione…
Controvoglia, mi alzo e lo raggiungo, così da andare insieme al minimarket più vicino.
Ma, prima o poi, ce la farò a fargli capire che mi piace. Devo solo trovare il coraggio di dirglielo e poi… Poi… Non lo so! Qualcosa accadrà.
Mi auguro…
** Fine **
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